CERCHIAMO DI MANGIARE E BERE " BENE " !

Note di Michele Florentino - 1998

Mangiare e bere bene - caricatura

In un’epoca di soprusi alimentari, di valori perduti, di buone abitudini che di giorno in giorno si vanno perdendo,c'è ancora chi rimane attaccato alle cose semplici come lo sturare una bottiglia di buon vino e sedersi a tavola in lieta compagnia, dimenticando,così, affanni e fatiche quotidiane e salvando contemporaneamente una cultura ed una civiltà che ci appartiene da tempi intmemoralbili. E' questo il trionfo della “semplicità”.

 

Il senso del gusto e della buona tavola, infatti, daranno gioia e serenità e ne trarrà beneficio non soltanto lorganismo, ma anche lo spirito;non per niente si dice che “luomo si attira con l'amore,ma lo si conserva col tualato“.

Uno dei mie principi è che: dal momento che si deve mangiare e bere, cerchiamo di mangiare e bere “bene”.

 

In risposta a certi discorsi un po‘qualunquistici, per i quali oggi tutto quello che si beve o si mangia nasconde forme di avvelenamento e di insidie, possiamo benissimo contrapporre la verità di una produzione di vini, di formaggi, di salumi, che mantengono una tipicità ed una genuinità che tutelano ampiamente il consumatore.

 

Generalmente accade che i consumatori, in particolare dei vini, non hanno una adeguata conoscenza dei nomi e delle caratteristiche che garantiscono un prodotto di elevata qualità per cui finiscono spesso per acquistare prodotti di dubbia origine.

Mi sembra, quindi, di grande utilità l'aver scritto qualche pagina dedicata alle piccole cose di tutti i giorni.

 

Riscopriamo, pertanto, il valore di un buon bicchiere di vino e di un buon piatto fatto con amore, oasi di sicurezza e salvezza da certi fermenti distruttivi e violenti che quotidianamente ci sconvolgono.

 

La cucina italiana attinge. certamente, alla tradizionale cucina regionale, ed è per questo che torniamo a riscoprire certi piatti anche poveri ad esempio (polenta e bruscitt, sarde in saor), ma occorre anche riconoscere che un livellamento ed un appiattimento dell'italiano a tavola, spesso a causa di certe mode della ristorazione (abbiamo perfino visto salire in auge ristoranti dove i clienti venivano accolti a “parolacce“, per non parlare delle pseudo trattorie di campagna che hanno fatto fortuna con certi salami de casada o del “mi nonno” o con vini fatti coi piedi, hanno contribuito a lasciare nell'anonimato gastronomico una serie di piatti che, seppur poveri e di immediata realizzazione, non hanno trovato una giusta collocazione nelle abitudini alimentari degli italiani, a dispetto della loro bontà e tipicità.

 

Non si può, quindi, dire che la cucina regionale italiana sia stata molto divulgata o che le sue ricette siano conosciute e inserite nei menus dei ristoranti a testimoniare della saldezza di una vecchia tradizione.

 

Egual discorso può essere fatto per certi vini tipici regionali, vini che pur non essendo blasonati, riconfermano essere il vino la bevanda più semplice, più gradevole e più naturale che l'uomo abbia creato.

 

Adoperiamoci, conseguentemente, afinché questo grande patrimonio enogastrononiico non vada distrutto e venga tramandato di generazione in generazione.

E speriamo che i giovani abituati al gusto di bevande sempre più artificiali, riacquistino il

gusto per il buon mangiare e per il buon vino.